L’UOMO GATTO MORTO SUICIDA: SIAMO STRANI PERCHE’ SOFFRIAMO?

Nella vita esistono gli eccessi, i delusi ed i confusi…

“L’uomo gatto” faceva parte degli eccessi, non stupisce il fatto che sia morto suicida, ma che ci abbia messo tanto. Questo significa una cosa sola ovvero che fino alla fine “lui ha provato” ad essere qualcosa di diverso o semplicemente sè stesso.

Riguardo al perchè soffriamo c’è tanto da dire, e sa da una parte non ci accontentiamo dall’altra manchiamo di riposte vere, concrete. Ogni giorno vedo attorno a mè persone che parlano di “bilioni”, di come raggiungere il fatidico milione, di come un giorno avranno imperi in tutto il mondo e mancano di una cosa fondamentale: l’onestà verso sè stessi.

Ma credo fermamente in un’altra cosa, ovvero, arrivati ad un certo punto della propria vita, allo scoglio della maturità e della consapevolezza, è bene fermarsi e pregare.

Ma visto che sto scrivendo di una persona che ha smesso di vivere qui, in questa vita ( a patto che ci siano realmente altre vite), è giusto riportare la notizia della sua scomparsa così come l’ho appresa e con questo video:

 Dennis Avner, noto in tutto il mondo come “l’uomo gatto”, si è tolto la vita nella sua casa di Tonopah, in Nevada. Avner, 54 anni, aveva una vera ossessione per il mondo felino e per assomigliare a un gatto si è sottoposto a numerosi interventi chirurgici, costati 100mila dollari. Tatuaggi su tutto il corpo e in viso, baffi impinatati o piercing per imitarli, labbra, zigomi e naso deformati, denti limati e orecchie a punta. Con questi stratagemmi, Avner è diventato un abituè dello show dei record. Ma la fama non è servita a dargli la serenità di cui aveva bisogno.

L’ossessione per i felini è nata propbabilmente a causa delle sue origini. Figlio di indiani delle tribù Wyandot e Lakota, deve aver seguito alla lettera il consiglio di chi un giorno gli disse di “seguire le orme di una tigre”.  

 

Quando un uomo delude

Non so quante aspettative davvero avessi, probabilmente troppe eppure a mè sembravano davvero semplici, in realtà gli altri sono più complicati di quanto noi non riusciamo ad immaginare veramente.

Non c’è mai un punto d’incontro, un vero punto da cui partire quando uno giudica e l’altro incassa perchè non c’è speranza che il dialogo serva davvero a qualcosa o meglio serva a “fare meglio”. La colpa è solo nostra, non possiamo pensare di creare qualcosa, fosse una famiglia,i figli, e poi portarceli dietro come valigie… Puoi stravolgere la tua vita ma non puoi mai farla accettare fino in fondo.

Esiste la fortuna, poi con il senno di poi esiste la vera fortuna che è quella di mettere al mondo i proprio figli veramente in una famiglia ideale. Poi c’è il male, il male immenso che noi donne facciamo a noi stesse, ecco, qui il vero punto dolente.

Essere innamorate non significa essere necessariamente felici.

Sono stanca di sentirmi dire ” adesso hai tutto”… “pensa a prima”, frasi che mi fanno sentire ancora più colpevole. 

Adesso ho solo voglia di andare via in una casa tutta mia, a qualunque costo, voglio qualcosa di mio che sia la mia casa, mio marito, mio, mia… qualcosa che sia per sempre mio!