I “ricchi” sono coloro che oggi hanno ancora un lavoro!

denaro Ci sono “ricchi e ricchi” al mondo, ci sono quelli che vivono, quelli che sopravvivono, quelli che possono ancora permettersi di utilizzare il denaro come carta igienica ma dinnanzi a notizie come quella dell’ omicidio-suicidio di una coppia, avvenuto presumibilmente per motivi di difficoltà finanziarie, non ci sono parole.  I cadaveri di marito e moglie lui 50 anni di Firenze, e lei 47 anni distesi sul letto, accanto alla pistola con cui uno dei due ha ucciso l’altro prima di togliersi la vita, fanno pensare ad una disperazione davvero torbida. Uccidere il proprio marito o la propria moglie prima di togliersi la vita per colpa dello sporco denaro, perchè come facciamo a considerarlo ancora “dio denaro?”. Il denaro è una condanna, dobbiamo per forza averne, altrimenti come faccio a sopravvivere? Il denaro che non abbiamo ci sta uccidendo e quello che abbiamo come lo consumiamo? In scuse? Quanti al giorno d’oggi possono permettersi di restare senza stipendio per un mese? Pochi… e poi c’è l’aspetto dell’omertà, o meglio della vergogna, di non essere in grado di chiedere aiuto, perchè non vale nemmeno la pena oggi commiserare denaro… i due coniugi, avevano detto ad amici e parenti che sarebbero partiti per un viaggio in Bulgaria e per questo non sarebbero stati cercati in questi giorni. I carabinieri avrebbero trovato un biglietto nel quale la coppia chiede scusa per l’estremo gesto: questa circostanza farebbe presupporre che marito e moglie erano d’accordo nel togliersi la vita in questo modo e nell’affrontare insieme questo viaggio di “pace”, perchè quando il denaro diventa assassino poi… si può solo raggiungere la pace![/md_text][/vc_column][/vc_row]

Parliamo di Suicidio: perchè vergognarci?

suicidio

L’insofferenza non è sempre sintomo di debolezza.

Mi hanno sempre detto che dovevo essere educata, gentile, che dovevo tenere con cura le mie cose, che dovevo mostrare rispetto. Quando ho iniziato a frequentare la scuola materna, ed ho iniziato ad interagire con i miei coetanei ho potuto verificare che non tutti erano gentili ed educati e questo mi ha fatto male. E’ in quel momento che ho iniziato a chiedermi i primi “perchè”?.

Crescendo ho iniziato a chiedermi perchè io dovevo sempre essere puntuale e gli altri no, perchè io dovevo sempre comportarmi bene, con educazione e rispetto a dispetto di certi cafoni che ottenevano maggiori risultati… Non mi sentivo fragile, ma il mio carattere mi ha portato ad avere una sensibilità maggiore ed a crearmi enormi sensi di colpa per delle sconfitte e per dei fallimenti creati da altri. Il fatto di aver deluso e di aver deluso mè stessa, mi ha portato sicuramente ad avere pensieri terribili. Ho avuto un padre molto severo, che non mi ha mai perdonato nulla, mai un elogio, sempre e solo pronto a giudicare le “cose sbagliate”, forse per questo ho fatto “più cose sbagliate”, perchè ero terrorizzata e quindi sbagliavo.

Ho provato anche a pensare che probabilmente avrei iniziato a vivere una volta che sarei rimasta senza persone “negative” nella mia vita, o senza mio padre, ma gli anni passano anche per mè, non posso aspettare un possibile “ripensamento”. Credo inoltre di avere mangiato chili di rabbia, di avere ingoiato tonnellate di delusione eppure mi sono sempre detta che probabilmente esisteva una ragione a tutto questo.

Insomma, io non sono Dio, quindi se continuavo a ricevere calci in faccia una ragione c’era. Forse quella di spiegare ad altre persone che è fondamentale circondarsi di persone positive le quali sono essenziali per aiutarci a creare anche situazioni positive.

Non pensiamo che la famiglia sia davvero così perfetta, purtroppo non tutti possiamo contare sulla famiglia. Ci sono situazioni molto pericolose e noi non dobbiamo forzatamente realizzare le migliori favole dove c’è solo male, invidia, arroganza: anche un genitore può volere il nostro male. 

Quindi bisogna trovare la forza di SCAPPARE il più lontano possibile e di reagire. Io non l’ho fatto, o meglio, l’ho fatto troppo tardi. E mi sono persa tanto della mia vita. Nell’oblio di questa dimensione non ho fatto altro che incontrare persone negative sempre più simili a mio padre e sono rimasta senza fiato, ma soprattutto SENZA CORAGGIO.

Sono persino arrivata a punirmi: mangiare per ingrassare, non andare più dal parrucchiere, trascurare la mia persona… mi sono detta che “io non merito”, in realtà non penso tutto questo, ma la “punizione” sembra essere un passaggio obbligato. E si, ho desiderato la morte, ed ogni tanto ci penso… a quanto sono stupida. A quanto tempo ho perso e forse sto ancora perdendo.

Non ci ammazziamo per amore, per un uomo, una donna, probabilmente nemmeno per la crisi, per gli inganni… ma ci ammazziamo per la SOLITUDINE.

Si suicidano i poveri, i ricchi, i giovani… MANCA ANCORA LA FAMIGLIA

Ho cercato una spiegazione “più complessa”, qualcuno ancora tenta di farci credere che il suicidio sia legato ad una sorta di malattia: secondo quanto scoperto da un gruppo di ricercatori statunitensi, infatti, il gesto sarebbe strettamente associato ad un complesso disordine mentale. Nei soggetti che “decidono” di togliersi la vita, avviene uno “stravolgimento” di alcune proteine fondamentali per il funzionamento cerebrale. Lo studio, pubblicato sulla rivista scientifica “Neuropsychopharmacology”, dimostra come quello che potrebbe essere definito il coraggio di morire sia derivato da una specifica alterazione dell’equilibrio neurochimico. Va detto tuttavia che questi squilibri nella maggior parte dei casi non sono scollegabili da eventi che hanno coinvolto l’individuo. Ma io non credo a questo. Credo in quello che ho scritto e quando penso al suicidio piango. E se piango vivo, vuol dire che mi fa male. E vuol dire che non mi ammazzo. Ho ancora emozioni. Se hai emozioni vuoi vivere ed ami la vita. Se ami la vita sarai sicuramente amato ed amata. La forza siamo noi, se vogliamo essere forti noi possiamo essere forti. Tutto dipende da noi. Concediti una sola possibilità prima di decidere. Però pensaci! E poi vivi!

Adesso è difficile, certamente non impossibile, ma non è facile.

Quanto è disperato l’Amore?Inscena il suicidio per tornare con l’ex e muore davvero

La follia dell’ Amore è donna? Quindi l’ Amore è femminile, lo pensate anche voi? 

Ci vuole anche una buona dose di fortuna in amore, e spesso la capacità di trovare ogni giorno un motivo in piu’ per innamorarsi. Ci vuole passione, gioia, condivisione, rispetto, fiducia… per alcuni queste parole hanno un senso profondo, per altri sono simili alla lista della spesa… e non credo di sbagliare visto le storie che ogni giorno si leggono ma non solo. Però questa storia che mi ha colpita non riguarda una donna bensì un ragazzo giovane, laureato che è morto dopo aver inscenato un suicidio durante un litigio con la fidanzata.

E’ successo in India, ma poteva benissimo accadere a pochi passi da noi. Lui era intenzionato a sposare la ragazza mente,da quanto si apprende,  relazione si era però incrinata e di recente la giovane aveva deciso di evitarlo non rispondendo più alle sue telefonate. Ed è così che dopo l’ennesima discussione in un gesto di disperazione lo studente ha quindi preso una corda di plastica e ne ha fatto un cappio con l’intenzione di impiccarsi. Per rendere più reale la scena, è montato sull’unica seggiola della stanza e ha legato la corda al ventilatore a soffitto. «Era una scena che aveva fatto già altre volte per impressionarmi e anche stavolta non ci ho dato troppo peso» ha raccontato la ragazza alla polizia.. Questa volta però la sedia si sarebbe accidentalmente rovesciata e il giovane è rimasto soffocato sotto gli occhi atterriti della fidanzata. «Sono corsa in cucina a prendere un coltello per tagliare la corda e ho chiesto aiuto a degli amici che erano fuori dalla stanza – racconta – ma non c’è stato nulla da fare. Quando lo abbiamo slegato era già privo di vita». Ecco che allora mi chiedo: “Ma quanto ci amiamo e quanto c’è in noi di amor proprio?”.

Chi sono le vere vittime dell’ amore? Le persone sensibili o le persone “malate”. Si cela davvero un “disturbo” dietro a tutto questo? Me lo chiedo da anni perchè se oggi dovessi perdere la persona che amo io sinceramente non sò cosa farei. Probabilmente mi dannerei (ma questo fa parte della mia indole) ma alla fine troverei una ragione per vivere, credo. Eppure il senso di vuoto e di impotenza che accompagna queste folle gesta deve trovare una risposta. Forse l’incapacità di ammettere una sconfitta o la paura della solitudine.

Io resto convinta che esista davvero la persona giusta per ognuno di noi, ma se non ci diamo la possibilità di scoprirlo, come possiamo essere veramente felici, amare ed essere amati? Eppure la storia non ha fatto altro che regalarci tragedie dai Promessi Sposi a Romeo e Giulietta per non parlare di Cleopatra e per alcuni ” se un amore non è folle allora non è amore”.

Alda Merini ” Il depresso” (video) Forse l’amore è davvero depresso…