Morire conviene se lavori in Google!

Ho fatto una “battutaccia” ( scritta nel titolo) e chiedo scusa, ma la notizia riportata ( e cito la fonte Ansa) ha un qualcosa di veramente rassicurante, come dire… fa sentire meno soli, no?

Google non abbandona i suoi dipendenti nemmeno dopo la morte. Il colosso di Mountain View ha rivelato alla rivista Forbes di concedere alle famiglie dei lavoratori defunti il 50% del loro salario per dieci anni. Inoltre e’ previsto un assegno di 1.000 dollari al mese per i figli fino al compimento dei 23 anni, e benefit in azioni per il coniuge.

”Ovviamente non c’e’ alcun vantaggio per l’azienda – ha spiegato Laszlo Bock, manager delle risorse umane di Google – ma e’ importante per noi aiutare le famiglie in un momento cosi’ difficile”. I benefici vengono garantiti al partner del defunto anche se la coppia e’ omosessuale.

A questo punto inutile chiedersi “come mai Google è diventato un colosso…”, forse perchè lì i cervelli funzionano? A dire il vero funzionano bene anche qui ( da mè), qualcuno forse è riuscito ad accorgersene?

 

E’ vero che poeti e scrittori sono dannati?

Alcuni poeti e scrittori sono sicuramente “dannati”, si, certamente!

Nasci con un “male” simile ad un cancro che va estirpato prima che si metta a contaminare anche le altre parti sane e nasci con una rabbia nel cuore che ha voglia di esplodere però in gioia. E’ un discorso decisamente molto controverso e contorto, difficile da spiegare se hai deciso di stare lontano dai libri e se hai deciso di vivere una vita decisamente tranquilla, serena e soprattutto non basata sull’ “intelletto”, che non ha nulla a che vedere con l’intelligenza (tanto per essere chiari).

Frasi del tipo “vorrei non essere qui, in questo sogno, in questa vita”, oppure “vorrei trovarmi fra le braccia di Morfeo senza illudermi che domando aprendo gli occhi potrebbe essere un giorno migliore”. C’è una caratteristica che ti porta a scrivere ed è “l’auto-coscienza” o spesso l’auto-analisi che fai di te stesso. Cambieresti di te ciò che non ti piace ma perderesti le tue migliori caratteristiche. Sai che in questo modo puoi essere tutto cio’ che vuoi: “bella, dannata, spregiudicata, esclusa da certi giri”, e la compassione diventa la cura ad una dislessia di pensiero piu’ che di parola che condanna i tuoi scritti. I poeti infatti, piu’ che gli scrittori in genere, fanno paura… lo sai il perchè? Perchè è facile definire folle cio’ che parla di morte associandola alla vita…