Sento le “voci” e non sono matta!

Il primo libro che scrissi, o meglio che pubblicai da ragazzina, fu ” I colori della memoria”, libro censurato perchè parlavo delle “voci dentro”. Provai un dolore atroce, la voglia all’epoca di smettere di scrivere, poi, dopo un periodo passato a fissare il foglio vuoto, il foglio vergine, bagnato dalle lacrime di chi non trovava ragione a tanta crudeltà, decisi di essere meno sincera e piu’ pungente. Oggi sono qui dopo aver perduto tante opportunità, ma oggi sono qui con un bagaglio di esperienza che pesa fortemente sulla mia schiena ma finalmente mi rende libera come una farfalla. So che dopo il successo volerò diretta a “miglior vita” perchè il mio destino è beffardo, eppure a mè basta “giocarmi” ora la sola e unica possibilità di toccare con mano la gloria.

Riguardo alle “voci”, voglio ribadire che esistono concetti diversi di interpretazione, ovvero, purtroppo esistono le persone malate di fenomeni patologici quali la psicosi schizofrenica o forme gravi di paranoia o di depressione, intossicazione da droghe e farmaci oppure malattie neurologiche del cervello come certi tumori. Ma anche coloro che hanno un tumore, come potrebbe essere un aneurisma celebrale, sono comunque persone sane, non schizofreniche, paranoiche o per forza depresse e possono quindi considerarsi persone sane di mente in grado di sentire queste “voci” paragonabili ad uno straordinario dono. Negli Stati Uniti, attraverso il Web, si è formata un’Associazione dal suggestivo nome Intervoice per mettere in contatto tutti coloro che possono condividere esperienze singolari di questa natura. E’ d’altra parte, un’esperienza comune che nel dominio della mistica, di esperienze legate alle dimensioni dello spirituale e soprannaturale, le voce abbiano enunciato, anche in eventi storici significativi o nella storia delle religioni, momenti rimasti importanti in culture e tradizioni. Che sarebbe stata la storia di Francia senza le voci udite da Giovanna d’Arco? 

Ma nel caso della “mia voce” non si tratta di nulla alla dimensione del sacro e del soprannaturale. Si tratta di una zona della mia coscienza di una forza che mi ha sempre spronata a crescere, a credere, a non arrendermi mai pur passando per errori clamorosi pagati a duro prezzo. Ancora oggi per scrivere, per seguire questa mia passione, questa mia missione, questa mia “droga”, devo perdere qualcosa o qualcuno e proprio dal dolore trovo la risposta positiva alla forza che c’è in mè che poi sigla l’esperienza e viene condivisa nei testi di scrivo ogni giorno. Non puoi parlare della violenza subita da una donna se non sei stata violentata, non puoi parlare della perdita di un figlio se non hai perso un figlio e non puoi parlare d’amore se non hai mai amato… Ed è proprio così che ogni giorno mi chiedo se le “voci che abitano in mè” possano in qualche modo essere proiettate su “carta” perchè io impari a conoscere meglio questo mondo fantastico e le possa in qualche modo “egoisticamente usare” per arrivare ad avere successo… dove il denaro è solo ed in assoluto l’anticamera… Ma pur di non avere l’illusione di spezzare radicalmente l’enigma è  la logica stessa che  mi dice di non essere completamente superabile, trattandosi di una coscienza che in definitiva cerca eternamente di conoscere se stessa, con i limiti che evidentemente ne derivano e questi limiti sono la rabbia, il dolore, la paura, l’ansia, l’angoscia, la presunzione, l’egoismo… Io sono infatti anche tutto questo!

Quanto ci innamoriamo delle parole?

Ci sono romanzi, ci sono fiabe, poi ci sono articoli ed infine post… Alla fine testi di qualsiasi argomento, e non è nemmeno così difficile scrivere purchè si rispettino le regole dell’ italiano “correggiuto”, quello che infondo uso io, ma non solo, visto che i tempi del ginnasio e delle “bacchettate” sulle mani e non solo, (dipende dal prof. omosessuale o troppo maiale), sono ormai solo un ricordo…

” Cantami o diva del Pelide Achielle l’ira funesta che infiniti indusse lutti agli Achei…” (spero di avere scritto in modo corretto ma non penso…). E se ho sbagliato tanto non correggo perchè non è questo il punto o la virgola… Intendo dire che il senso è un altro e così ti chiedo: ” Tu che scrivi hai potere?” Che domanda è? Semplicemente la mia. Quanto ami quello che scrivi e quanto ti innamori di quello che scrivi e quanto ancora ci credi. Io spesso tantissimo e me ne accorgo dai messaggi che mi arrivano. Solo ora mi rendo conto di avere fatto innamorare di mè alcune persone, ma sempre troppe, grazie a quello che scrivo. Ma quello che scrivo sono io, e allora dove sta la differenza? Sta nel fatto che quando scrivo mi sento come una farfalla, non perchè sono bella, leggiadra e colorata, ma perchè una volta che m’alzo in volo, so che presto potrò cadere e morire.

Ci sono persone che vivono intensamente ogni giorno come fosse il loro ultimo giorno di vita per non perdersi nessun istante prezioso, ed io scrivo come se fosse la mia ultima possibilità per non perdere un solo istante d’emozione…

Se mi sento la migliore? Si, in questo istante si!