La diversità aiuta a capire la vita

Ci sono due modi di capire la vita: il primo è attraverso gli occhi innamorati di una madre, il secondo, attraverso la vita stessa di un “bimbo diverso”.

Bambina-Down

Una madre è disperata ogni giorno per avere messo al mondo un “bimbo diverso”, si sente in colpa, e si sente spaventata nel dover lasciare un giorno il bambino solo… darebbe la propria vita in cambio di una “vita normale” per il proprio figlio, ma invece di pensare al “dramma” e crearne uno peggio ogni volta, sarebbe opportuno pensare agli attimi intensi che arricchiscono la vita di chi ogni giorno vive accanto a questi meravigliosi bambini.

Partiamo dal presupposto che non sia per nulla facile far comprendere la “realtà”  a persone che offrono compassione in cambio di giudizio, ma è innegabile la pietà che porta ad avere pena per chi condanna una vita altrettanto meravigliosa. Insomma come possiamo noi sapere cosa sia giusto o sbagliato, cosa sia normale e cosa no? La gente muore ogni giorno per malattie incurabili, per incidenti stradali, perchè non riesce più a vivere, e parlo di “gente normale”, con visi “normali”.

Io ho capito di avere una grande ricchezza ed il dono che mi è stato fatto non è sofferenza ma motivo di una crescita personale che mi stupisce ogni giorno e mi permette di capire il vero senso della vita. Se questo è capitato a mè significa che devo mettere in pratica forza e coraggio ogni momento e disarmare le paure e le false dottrine per illuminare la vita di chi ha smesso di credere in un sogno ormai fin troppo disilluso.

NON SMETTERE MAI DI RACCONTARE QUELLO CHE SEI. 

VIOLENTATO E DATO ALLE FIAMME, ROBBIE MUORE DOPO 13 ANNI DI AGONIA -VIDEO

Quando è nato questo blog lo scopo era quello fondamentale di fare conoscere la mia professione, il mio mestiere, quindi quello di diffondere tutte le informazioni utili in merito ai servizi copywriter, marketing, editoria ma ad un certo punto, dopo aver preparato tutto quello che serve a far capire cosa faccio nella vita mi è sorta una domanda forse banale ma fondamentale, ovvero, “mentre io sto qua a fare questo, cosa succede nel mondo?”, e guardando da una finestra più ampia ho visto anche questo mondo. (…).

Violentato, legato a un albero, cosparso di benzina e dato alle fiamme. E’ la tremenda storia diRobbie Middleton morto dopo 13 lunghi anni di agonia, due settimane prima di compiere 21 anni, per un cancro alla pelle. La vile aggressione, da parte di un bullo pochi anni più grande di Robbiem, risale all’aprile del 1998, e oggi viene raccontata sui media americani dalla mamma del piccolo, Colleen.
In particolare c’è un video, girato solo poco prima della morte perché ancora terrorizzato dall’aggressore, in cui il ragazzo ricostruisce quanto accaduto e fa il nome del suo aguzzino. Robbie – racconta la madre – ha detto che un ragazzo lo ha legato a un albero, cosparso di benzina e dato alle fiamme nel giorno del suo ottavo compleanno. Il bambino riportò ustioni di terzo grado sul 99 per cento del suo corpo. Nessuno si aspettava che sarebbe sopravvissuto così tanto aggrappandosi alla vita.
Nel video, che dura 17 minuti, Robbie però trova finalmente il coraggio di fare il nome del bullo che lo aveva ridotto in questo stato: Don Collins, di 5 anni più grande di lui, e abitante nella sua stessa cittadina del Texas.
Nel drammatico racconto, Robbie ha anche affermato che Collins lo aveva violentato due settimane prima e volle metterlo a tacere dandogli fuoco.
Quel video ha permesso oggi di incriminare per l’omicidio Collins, che oggi ha 27 anni, ed è già stato condannato per altri reati sessuali. “Incontrai Don in un parco – dice Robbie nel video – mi prese per la spalla e mi gettò la benzina in faccia, dopo di che non mi ricordo niente“.
La mamma di Robbie, Colleen è stata una delle prime persone a giungere sul posto: “E ‘stato così difficile accettare quello che i miei occhi stavano vedendo. Tutti i suoi capelli erano bruciati, e c’era la pelle appesa intorno alle caviglie. Qualche giorno dopo, ripassai di lì , c’era la sagoma perfetta del corpo di Robbie bruciata nella corteccia dell’albero”.

Robbie subì innumerevoli trapianti di pelle che sono stati più volte tagliati e ricuciti per consentire alle ossa del bimbo di crescere oltre a estenuanti sedute di “allungamento” per dare elasticità alla pelle: e dopo ogni processo di “allungamento” Robbie avrebbe dovuto imparare a camminare di nuovo. Ma nonostante tale tormento, ha detto Colleen alla CNN, Robbie non ha mai ceduto alla autocommiserazione o alla rabbia.
“E’ rimasto addolorato per lungo tempo, ma dopo un po’ è tornato il Robert di prima, vedeva di nuovo la bellezza della vita“.
Nonostante il suo atteggiamento positivo, Robbie avrebbe provato vergogna a nominare il suo aggressore o parlare della sua violenza sessuale. “Ha parlato – dice ancora la mamma – fatto perché aveva paura che Don potesse attaccare altri bambini“.
Colleen e suo marito Bobby hanno anche vinto una causa civile contro Collins: la corte ha riconosciuto loro il più grande risarcimento danni della storia degli Stati Uniti per un caso del genere: 150 miliardi di dollari. Riconoscimento assolutamente simbolico visto che Collins non ha un centesimo. “Noi – conclude mamma Colleen – volevamo solo giustizia e il riconoscimento che Robbie era un essere umano prezioso e non si meritava quello che gli è successo”. (Fonte: Leggo.it)

Tutto questo è aberrante, deviato, malato, perverso, ma tutto questo è tremendamente reale, quello che non immaginiamo è che può accadere a tutti, ecco perchè ogni giorno mi alzo e ringrazio Dio. Dobbiamo però sempre guardarci attorno, capire chi siamo, cosa vogliamo ma soprattutto con chi viviamo, chi siamo i nostri amici e con chi abbiamo a che fare ogni giorno, soprattutto quando abbiamo bambini piccoli. Dobbiamo “non lasciarci mai” ed apprezzare quello che abbiamo invece di provare invidia perchè spesso la rabbia è scaturita dall‘invidia e dalla gelosia che porta a commettere i gesti più estremi e spaventosi. Non esistono infatti persone completamente pazze ma esiste lo squilibrio mentale dovuto molto spesso anche alla stanchezza, allo stress oppure al nostro senso di inadeguatezza. 
Il mio desiderio era quello di partire ed andare in “missione”, volevo vivere con i bambini in Congo, poi qualcosa ha frantumato questo sogno, ma oggi posso dire che non avendo più un’altra possibilità, la vita mi ha fatto capire che ho perso molto e mi ha messa davanti a prove davvero molto difficili da affrontare. Ogni tanto perdo la pazienza, sò che potrei diventare cattiva e persino esplodere, così apro il frigorifero e inizio a mangiare schifezze, per farmi ancora più male. Una volta fumavo, penso davvero fosse meglio, mi gustavo la vita in modo diverso,adesso tutto pesa, ma la verità fa meno paura…

Un viaggio chiamato Amore tra i bambini disabili del Congo

“Video del primo viaggio, nel 2004,dei volontari di Elba No Limits ONLUS a Kinshasa per il nostro progetto umanitario, rivolto ai bambini disabili della Repubblica Democratica del Congo. In questaoccasione nacque l’organizzazione italo-congolese Fondation Viviane”.

Avete mai sentito parlare del “Mal d’Africa?”. Certamente si, ma se per i “ricchi” significa piu’ che altro ” Safari “, per i ricchi di cuore significa questo…

Non è facile spiegare da dove nasca questa missione, uomini e donne che mettono in gioco la propria vita, famiglia, carriera perchè chiamati da una specie di missione impossibile da respingere… e qui avrei voluto, dovuto esserci io, o almeno arrivare in tempo, ma poi la vita ti propone altre missioni, oppure ti offre delle risposte proprio quando meno le cercavi allora diventa difficile scegliere e pensi a cosa sia davvero giusto. Ma quanto coraggio ci vuole? Secondo mè ci vuole coraggio anche a restare e forse in alcuni casi è anche troppo facile “scappare”.

Quei visi li porti nel cuore, spesso ti guardi attorno e quello che vedi ti fa “schifo” perchè quando viene Natale ci sono le file fuori dai negozi di giocattoli e se ” Babbo Natale” sbaglia il giocattolo non è piu’ Natale ma la festa dei “musi” dei pianti, dei capricci… Ma alla fine la colpa è di tutti o forse di nessuno, ci siamo abituati a questo Natale, quello che invece che non siamo abituati è all’amore a prescindere… che probabilmente non è un termine corretto in italiano ma è certamente corretto dalla parte dell’amore, e se qualcuno ha ancora dubbi, voglio dire… ” Amore mio, io resto qui…con te”. Ci vuole coraggio ad amarmi, lo sò!