Morire per 140 caratteri!

Hamza Kashgari ha dedicato alcuni versetti a Maometto. Lo accusano di Blasfemia e potrebbe essere decapitato.

Morire per 140 caratteri. Hamza Kashgari, 23 anni, giornalista e poeta saudita, rischia la condanna a morte per aver postato su Twitter una poesia dedicata a Maometto per celebrare il Eid Al-Mawlid Annabawi, la natività del profeta.

“Nel giorno del tuo compleanno, dico che ho amato il tuo essere ribelle, dico che mi hai ispirato e che non amo l’aura divina intorno a te. Non ti adorero'”.

E per queste parole, “il poeta maledetto” rischia la morte.

A poche ore dalla pubblicazione dei versetti, sulla Rete si scatenano le proteste: oltre 30 mila persone rispondono ai twitt accusando Kashgari di blasfemia e di essere un murtad, un apostata.

Kashgari è paragonato ad un terrorista e in quanto a tale, a lui viene negato qualsiasi contatto con il suo avvocato sia con il rappresentante delle Nazioni Unite. Intanto arriva la denuncia: ” i sauditi hanno già deciso che Kashgari è colpevole e merita di essere punito”. E la Sharia prevede la pena di morte!

Fanc… anche se non lo posso dire, a prescindere da qualsiasi dottrina ideologica, credo o sapere, a parere mio chi diffonde un’opinione è colui che porta in sè un cervello capace di pensare, rielaborare, esprimere pensieri, nel caso dei “poeti maledetti”, la genialità è tale che va solo rispettata, non adorata, non censita.

Ma nel 2012 ancora muoiono i poeti, ancora muore la letteratura, e per fortuna, ancora le persone scrivono… per fortuna?

 

 

E’ vero che poeti e scrittori sono dannati?

Alcuni poeti e scrittori sono sicuramente “dannati”, si, certamente!

Nasci con un “male” simile ad un cancro che va estirpato prima che si metta a contaminare anche le altre parti sane e nasci con una rabbia nel cuore che ha voglia di esplodere però in gioia. E’ un discorso decisamente molto controverso e contorto, difficile da spiegare se hai deciso di stare lontano dai libri e se hai deciso di vivere una vita decisamente tranquilla, serena e soprattutto non basata sull’ “intelletto”, che non ha nulla a che vedere con l’intelligenza (tanto per essere chiari).

Frasi del tipo “vorrei non essere qui, in questo sogno, in questa vita”, oppure “vorrei trovarmi fra le braccia di Morfeo senza illudermi che domando aprendo gli occhi potrebbe essere un giorno migliore”. C’è una caratteristica che ti porta a scrivere ed è “l’auto-coscienza” o spesso l’auto-analisi che fai di te stesso. Cambieresti di te ciò che non ti piace ma perderesti le tue migliori caratteristiche. Sai che in questo modo puoi essere tutto cio’ che vuoi: “bella, dannata, spregiudicata, esclusa da certi giri”, e la compassione diventa la cura ad una dislessia di pensiero piu’ che di parola che condanna i tuoi scritti. I poeti infatti, piu’ che gli scrittori in genere, fanno paura… lo sai il perchè? Perchè è facile definire folle cio’ che parla di morte associandola alla vita…